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Alessandro Labriola

Lamento

Introspezione
Pioggia e luce si contendono l'Immenso
- e così
l'anima mia d'algida consistenza,
s'agita e si libra bassa nell'angosciosa disputa
per la sua sorte;

mentre generose comete riflesse
cingono l'altare d'edera,
separano i ricordi e poi creste
e vetri brillanti
imperlati di sangue.

No madre, non tornare
quando i venti arroventati fischiano
tra i seggi alati degli orti;
quanta pena e quante ferite
a ridosso di quei festanti inquilini

e bastardi scavati dalla fame.
Le pietre rosa, i cristalli vomitati dall'Africa:
adornano le loro fronti cornute
godendo d'una qualche superiorità
atavica e triste - ciò che è legge

Oh Madre, Madre vera
taci! Seno mio:
questo è il tempo dichiarato al lutto
che gli angeli rifiutano e sbeffeggiano
dietro nuvole di cotone madido.

Una disperazione tacita mai sorta
- e mai udite sono state:
le mie grida stridenti, rovesciate
indolenti al giglio sfarzoso
come al galoppo della civiltà assordante;

le perle nella bufera non vedo,
il sestiere rosso si allaga compiacente
divorando le ultime scialuppe incrostate:
tutte le aborrite mostruosità degli oceani
fluttuano invisibili agli altri nell'incubo,

conducendomi nudo ad un igienica pazzia
- una tacita e costante allucinazione
di ballerine monche, squali imbrattati...
e Madre ancora ritorni con le mani aperte
nell'interminabile affondo:

a turbare queste giornate.
Affinché io ne sia liberato
mi sia dato altro veleno!
che la sobrietà uccise tutte quelle dolcezze
soffocando le distese vermiglie della mia Indole sincera.

Io corrotto e corruzione
vado implorando all'amore sporco un'altro corpo:
di quei petti unici e quelle Lune gemelle
che fanno ribollire il lago ombroso
nelle litanie dei chiostri ammiccanti,

abbiate fede nei Vostri usi
essi vi salvano dagli orrori zelanti
di una coscienza troppo vispa
e un occhio nervoso
che non ricordano neppure i sapori - di ieri, di oggi

Un lapidario lamento definito arte,
così affascinante per la "bella società"
- non v'ingannate Signori, io vi cederei tutto volentieri
per le vertebre argentate di quella collina
e una sola notte di pace.



Alessandro Labriola 17/12/2011 14:27| 4| 1506

Creative Commons LicenseQuesta poesia è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons: è possibile riprodurla, distribuirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, a condizione che non venga modificata od in alcun modo alterata, che venga sempre data l'attribuzione all'autore/autrice, e che non vi sia alcuno scopo commerciale.

Nota dell'autore:
«Cosa rimane di noi, di quei tempi... a F. C.»


 

Commenti sulla poesia Commenti di altri autori:

«Versi che trasudano dolore e tristezza... veli impietosi che fagocitano l'anima urlante...»
Grazia Bianco (16/02/2012) Modifica questo commento

«Una sola notte di pace sia possibile nella pece di questo dolore atroce. Ossessione di pianto, il lamento mai stanco. Il fantasma del passato. L'autore è stato l'Eccellenza dell'Arte.»
Laura Maira (19/12/2011) Modifica questo commento

«lapidario e doloroso lamento... nasce dalla sofferenza, tanto più quando non sia esibita, ma vissuta nell'isolamento d'una coscienza spiccata e lucida, che tenti una qualche spiegazione, e poi una via da percorrere... e nel tentativo, affondi nell'oscurità della corruzione unanime di questa società...ed infine, dolorante e pesto approdi all'arte, come canale di sfiato... allora sì, arte sia... e lor signori non sapranno mai a che prezzo!
non aggiungo altro... semplicemente m'inchino!»
Angela Fragiacomo (17/12/2011) Modifica questo commento

«e cosa, cosa al mondo può distruggere un uomo, un intelletto... rendendolo schiavo, straziato e ferito più del tradimento di una madre... cosa può oltraggiare il cuore e l'anima, se non l'abbandono celato dalle ipocrisie. in questo meraviglioso testo s'esprime un canto amaro, a me tanto famigliare ... vicino agli incubi che penzolano giornalmente nella mente. i versi sono un concentrato di forte amarezza, disincantati fino all'ultima virgola... la strofa che più mi ha colpito e la decima... ed è li che il peccato ha preso la forma... il rinnegare se stesso per errori che non riguardano l'attore...
una grandissimo lavoro, vero e ferroso... versi che si scolpiscono nell'aria
un capolavoro»
EnzoL (17/12/2011) Modifica questo commento

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Introspezione
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Metamorfosi
Disilluso
La Conquista
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Lettera 24
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Colpa
Nel mio momento (è sera)
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